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 | Raiffeisen, icona dei microbanchieri
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 | La sua idea di cooperazione si è affermata per 46mila realtà in 97 paesi
Quando nel 1852 il borgomastro di una cittadina renana, Friedrich Wilhelm Raiffeisen, dà vita a un'embrionale "cassa sociale di credito" i Rothschild hanno già toccato l'apice della potenza geofinanziaria e la loro casa - che opera a Londra, Parigi, Vienna, Francoforte e Napoli - è già l'archetipo della moderna investment bank internazionale. Più di un secolo e mezzo dopo i Rothschild hanno appena finito di invertire il corso della loro diaspora, ricongiungendo tutti i rami di una banca-famiglia: gelosi custodi di un cognome-marchio che mai nessuno ha pensato di offrire in franchising - o di imitare - come rothschildbank. In questa stessa estate del 2007 l'International Raiffeisen Union - che a Bonn è riferimento culturale per 73 centrali associative sparse nel mondo - sta invece conteggiando, come ogni anno, la costituzione di decine di nuove raiffeisenbank. Che gareggiano come Rothschild sul mercato del risparmio e del credito, ma adottano il modello cooperativo e senza fini di lucro: unica categoria cui la Seconda Direttiva Bancaria della Ue abbia riconosciuto uno status distinto rispetto dall'ente creditizio unificato (impresa bancaria organizzata in società di capitali) nella "costituzione economica" dell'Europa contemporanea. Nelle vallate bavaresi o tra i campesinos dell'Ecuador, ma anche nella nuova Russia, in Ruanda: secondo le ultime statistiche del World Council of Credit Unions, le banche locali organizzate e gestite su base mutualistica sono più di 46 mila, in 97 Paesi. Non sono tutte raiffeisenbank nel nome o nella struttura, ma lo sono tutte nell'identità. I 900 miliardi di dollari di risparmio intermediato dal credito cooperativo rappresentano oggi oltre il 7% dell'industria bancaria planetaria. Più di 172 milioni di persone sono socie di una banca "coop" e si stima che tra queste, almeno una ogni mille eserciti responsabilità societarie, tipicamente su base di servizio volontario, portando professionalità e imprenditorialità acquisite in altri campi. "Banchieri orizzontali" li ha definiti il sociologo italiano Aldo Bonomi. Fratelli maggiori del microcredito impiantato dal Nobel Muhammad Yunus nelle aree più arretrate del mondo. In Olanda un abitante ogni dieci è socio di Rabobank, la cui struttura del gruppo è una multinazionale presente in 37 paesi e ha assett totali pressoché uguali a quelli dell'italiana Intesa Sanpaolo. Opera nella City e Wall Street con rating "tripla A" e negli ultimi tre anni è stata premiata come "banca più sicura del mondo" dal mensile-bibbia Global Finance. Ma le "padrone" restano 288 Ra(iffeisen)-Bo(erenleen) Bank sparse tra polder e canali. Sono solo alcune tra le migliaia di cooperative che espongono tuttora il nome-marchio del fondatore: in Italia lo fanno le 52 raiffeisenkassen dell'Alto Adige.
L'uso del brand - che contiene un alto valore come sinonimo di tutela del piccolo risparmio e difesa dell'usura - è virtualmente gratuito: né avrebbe potuto essere diversamente per un movimento di banche noprofit, germinate dalla povertà popolare. Ma sul suo buon uso vigilano potenti associazioni (nella "madrepatria" tedesca la Bvr raccoglie 1.300 banche e 16 milioni di membri). In gioco ci sono i tre principi lasciati in eredità da Raiffeisen: in originale, Selbsthilfe ("aiuto-aiuto" ma anche "iniziativa personale"); Selbstverantwortung ("auto-responsabilizzazione"); Selbstverwaitung ("auto-amministrazione", ma anche "autonomia"). Ma anche un metodo gestionale storicamente basato su tre pratiche: la democrazia interna ("una testa, un voto") e il mutualismo delle piramidi associative: un robusto risk management basato sul frazionamento degli investimenti e su un fitto reticolo di garanzie incrociate; e il continuo accumulo patrimoniale degli utili al netto delle erogazioni in pubblica utilità.
AVANTI
(Il sole 24 ore - 22 agosto 2007)
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