 | A voler celebrare i cento anni di attività di una azienda o di un’istituzione, facilmente si rischia di cadere nel retorico e di esprimere concetti scontati; sia pur validi perché cento anni di continuità rappresentano comunque un traguardo non solo importante, ma difficile da raggiungere e di cui vantarsi. Soprattutto quando lo si supera in buona salute e con idee e strategie ben precise, già maturate e proiettate ad ottenere risultati futuri che possano permettere, in questo caso al nostro istituto di credito, di rimanere protagonisti anche nei decenni a seguire.
Nell’occasione del centenario vorrei pormi una domanda su cui riflettere: le piccole banche di credito cooperativo, nate per dare una risposta autonoma, in origine alla piccola proprietà contadina e al mondo agricolo in generale, allora fortemente dominato dal latifondo; quindi, successivamente per accompagnare la nascita e la crescita dell’artigianato e delle piccole attività imprenditoriali sia commerciali che industriali, hanno ancora una funzione e un futuro sullo scenario del mondo odierno in continua, dire purtroppo, così rapida evoluzione? Io ritengo di poter rispondere sì a voce alta e con tono fermo.
Viviamo in un mondo dove “globalizzazione” è il concetto imperante sia del presente che per il futuro; dove il mercato è il mondo intero perché i mezzi di comunicazione ci permettono in tempo reale di cercare qualsiasi cosa in qualunque parte del globo terrestre, sia esso un bene materiale o immateriale indifferentemente: cercare, trovare e acquistare direttamente beni e servizi senza muoversi dalla propria abitazione.
La naturale conseguenza di questo è che le aziende, nel caso specifico gli istituti di credito, sono obbligate, per affinità di scopo sociale, ad unirsi, fondersi, ridursi drasticamente di numero per fare massa critica e potersi permettere gli investimenti necessari ad offrire servizi globalizzati e a vigilare e aggredire di conseguenza gli enormi movimenti finanziari presenti sul mercato. Tutto questo con lo scopo finale primario di generare utili per avere il sostegno della borsa, controllare una fetta dell’economia mondiale e operare alla pari in concorrenza con le altre grandi banche presenti sul mercato. Io sono perfettamente d’accordo con queste fusioni, aggregazioni e con quanto sta avvenendo nel mondo bancario: sono convinto che l’Italia debba avere alcuni istituti di credito capaci per abilità, struttura e dimensione di poter competere a livello mondiale. Sono convinto inoltre che questo sia uno dei motivi per cui la nostra banca può ritagliarsi un futuro sicuro: guardare lontano ma concentrarsi sul territorio in cui opera; il risultato sarà ricco di riconoscimenti per il ruolo che può svolgere in questo territorio. Con orgoglio noi siamo i “no global” del mondo economico, ma non perché siamo contrari alla globalizzazione, sia ben chiaro, ma perché ci proponiamo come operatori capaci di dare risposte positive allo sviluppo sostenibile di un territorio ben preciso. La BCC Centro Emilia ha individuato, come è noto, un’area geografica ben definita: le province di Bologna, Ferrara e Modena. Su questo territorio siamo bravi, organizzati e capaci di dare qualsiasi risposta in campo economico e finanziario. Le teste che devono pensare e prendere le decisioni per come gestire questa azienda vivono e lavorano nel territorio di riferimento e quindi sono perfettamente inserite in tutte le problematiche che nello stesso si evidenziano.
Ritorniamo quindi alle origini, ricordiamo il ceppo dal quale siamo sorti e gli ideali che ci hanno accomunato al di là del tempo e che rimangono le travi portanti della nostra realtà aziendale. Le nostre origini sono umili, ma antiche, basate su valori veri che non si sono smarriti negli anni, ma che, al contrario, hanno saputo mantenere vivi i principi ispiratori in quanto valori sempre moderni ed attuali non solo in questo lungo cammino durato un secolo, ma anche proiettati nel futuro poiché attenti alle esigenze dei singoli e nel contempo promotori del sostegno della comunità. Noi siamo contrari ai risponditori telefonici automatici, siamo contrari a dare risposte attraverso i call center, dove non sai mai chi è il tuo interlocutore, siamo contrari ad operare con gli “uffici pratiche” spersonalizzati; prediligiamo il contatto diretto a tutti i livelli, forniamo risposte rapide e viviamo assieme le richieste e i problemi dei soci e dei clienti. Come recita la pubblicità siamo dunque “differenti per forza”, io direi più per scelta che per forza; ma siamo anche “contro corrente” perché, pur essendo ben coscienti che la dimensione è fondamentale per recitare un ruolo sullo scenario finanziario nazionale ed internazionale, siamo convinti che pur mantenendo ogni BCC la propria autonomia aziendale, se saremo capaci di mettere in rete tutte le BCC e di creare una rete di prodotti e servizi comuni a tutte, avremo a disposizione la potenza di fuoco del terzo gruppo bancario italiano, capace a pieno titolo di inserirsi sullo scenario finanziario ed economico internazionale, pur mantenendo la peculiarità di essere fortemente impegnati per lo sviluppo delle nostre comunità locali. Un sentito ringraziamento ai nostri padri fondatori che ci hanno consentito di fotografare una grande famiglia con tante generazioni di coopertori che hanno attraversato due secoli di storia. Noi oggi lasceremo in eredità la fotografia della nostra grande famiglia in attesa di un giudizio in occasione del prossimo centenario.
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