 | Industria nel centese
Considerando l’economia contese e dei territori extracomunali che comunque gravitano su questa, emerge a metà dell’800 l’immagine di un economia mista, indubbiamente sana e legata al positivo interscambio di settori differenziati del mercato produttivo: una piccola industria, a base prevalentemente artigianale e a conduzione familiare; un commercio di modesta articolazione, ma che funziona come concreto trait d’union tra la piccola industria citata e l’agricoltura, particolarmente fiorente. Il Cento-Pievese rappresentava, infatti, una felice eccezione nel contesto più ampio della provincia ferrarese, che doveva contare su vastissime aree di agricoltura ancora piuttosto arretrata, dal punto di vista delle tecniche colturali e dei meccanismi distributivi, e operante in condizioni fisiche spesso assai precarie, visto il difficile regime idraulico che, nonostante secolari interventi di bonificazione, ancora assillava il territorio provinciale, specialmente nel Basso Ferrarese. Tale particolare situazione era dovuta ad un concorso di diverse ragioni, la prima delle quali va certamente ricercata nelle notevoli opere di bonifica e di colonizzazione che sin dal XVI secolo avevano definitivamente liberato dai ristagni paludosi questo settore limitato della provincia. Qui la canapa aveva un’importanza notevole ai fini della produttività e della redditività dei terreni. Inoltre la piccola proprietà familiare e la piccola conduzione, in un contesto strutturale in cui la forza lavoro umana ed animale avevano un rilievo fondamentale per il loro esercizio, non solo giocavano un ruolo di primo piano nell’economia della zona, ma contribuivano anche all’elevato tasso di insediamento umano, tanto da poter definire quest’area una regione “sovrappopolata“. Ad ottenere questa positiva condizione aveva certamente contribuito la speciale strutturazione di tali terreni in Capi, che avevano assicurato un razionale sfruttamento dei terreni stessi, inducendo una forte stabilità della popolazione agricola che, per partecipare alla ventennale ridistribuzione dei morelli coltivabili, doveva impiantarsi stabilmente nella zona. Il sistema delle “Partecipanze” oltre ad una conduzione in un economia di tipo familiare, dove la coltura della canapa (altamente redditizia) costituiva la base di forti cespiti, garantiva stabilità demografica, tenuta dei prezzo degli investimenti fondiari, mentre contribuiva ad una sempre migliori qualificazione dei prodotti, risultando un fattore determinante di stabilità economica. Accanto alla produzione della canapa, un posto di tutto riguardo occupava quella del frumento e del granoturco; l’insieme di queste colture alimentava inoltre le varie industrie locali di trasformazione (alimentari e tessili) ed i connessi servizi commerciali, organizzati in imprese solitamente modeste e a conduzione familiare. Nell’ultimo scorcio del secolo XIX si erano andati superando gli effetti negativi dell’economia italiana, esplosi in coincidenza con la drastica ridefinizione della geografia socio-economica e produttiva, elaborata nel Nuovo Regno dell’Italia unita. Per quanto riguarda lo specifico della produttività agricola, la diminuita pressione fiscale, la politica protezionistica doganale, l’accresciuta produttività indotta all’introduzione dei concimi chimici, i progressi compiuti dalle tecniche agrarie e dalle metodologie di coltivazione, lasciavano prevedere una positivissima soluzione del lungo periodo di crisi, che la provincia, e il Contese in particolare, stavano attraversando in questo periodo. Occorre tuttavia attendere il secondo dopo guerra per vedere realizzato, accanto ad una sempre più moderna ed attrezzata agricoltura, un imponente sviluppo industriale e commerciale. La prevalenza dell’agricoltura nella produttività ferrarese, induceva ad una dinamica commerciale incentrata prevalentemente sulle derrate agricole, senza tuttavia trascurare la merceologia strumentale e di consumo. Il commercio interno fra le varie polarità territoriali insediate non risultava molto intenso, mentre l’interscambio tra il capoluogo ed i centri periferici risultava assai più articolato, favorito per alcune zone certamente dalle buone condizioni dei trasporti (ferrovie, tramvie, comunicazioni fluviali), e per altre reso necessario dal fatto che a Ferrara erano insediate le principali ditte grossiste. Si assisteva cosi ad un notevole fenomeno di accentramento di tutto il commercio all’ingrosso nella sola Ferrara, anche a discapito di altri centri di notevole peso produttivo e commerciale, come Cento, i quali non riuscivano a risentire pienamente dell’impulso della vita industriale né di quello delle larghe correnti vivificatrici del traffico.
Veduta del Mulino Valentini
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