 | Canapificio Sinz
Come già accennato in precedenza, la coltivazione della canapa, essendo stata una della attività agricole principali della provincia di Ferrara, stimolò sin dalla fine del XVIII secolo progetti industriali legati alla sua lavorazione. Tuttavia, in contrasto con le prevedibili possibilità di sviluppo di questo settore, Ferrara non riuscì mai ad affermarsi come centro industriale tessile vero e proprio, limitandosi al commercio ed allo smistamento dei fusti, ed alla sola prima fase di lavorazione. Si dovette attendere il 1873 per vedere in attività sull’attuale via S. Giacomo, di fronte alla stazione ferroviaria, uno stabilimento nel quale di lavoratala canapa in fasci di stelo verde con metodo Dickson, vale a dire a secco, evitando la lunga serie della macerazione in acqua. Il grandioso progetto della fabbrica, diretta dal tedesco Isidoro Hess i qualità di Amministratore Delegato di una società di armatori e capitalisti extraferraresi, prevedeva l’occupazione di un area di 24850 metri quadrati. Due torrette adibite ad abitazione ai piani superiori e che alloggiavano al piano inferiore, una l’Amministrazione della ditta, l’altra il custode dello stabilimento, fiancheggiavano l’ampio ingresso. Ai lati del recinto interno, sotto due tettoie lunghe 142 metri e larghe 20, veniva ammassata la canapa da lavorare e quella gia imballata. Il sistema antincendio constava di quattro vasche di cemento sempre piene d’acqua, tra loro comunicanti e dotate di una pompa a motore. Il corpo centrale dell’edificio, ad un solo piano, era suddiviso in sei padiglioni adiacenti, lunghi ciascuno 40 metri e larghi 15. Dei nove locali di differente ampiezza che vi erano alloggiati, il più grande accoglieva le macchine per la stigliatura collegate in serie e la pressa idraulica per l’imballaggio della canapa stigliata. Negli altri si trovavano le caldaie, il motore, un’officina per le riparazioni, le vasche per la sbiancatura dei filati, il reparto per l’essiccazione, i macchinari per la cardatura e la filatura delle stoppie, quelli per la cardatura e la filatura della canapa ed il reparto per la pettinatura a mano dei filati. Il canarello, ossia lo scarto della stigliatura, era utilizzato come combustibile. Agli operai assunti si assicurava il lavoro per un anno. Con l’installazione del gazometro nel cortile dell’edificio, che avrebbe fornito l’illuminazione per le ore notturne, furono istituiti due turni di lavoro, di undici ore ciascuno, effettuati da squadre di circa 120 operai che ogni settimana si sarebbero scambiate d’orario. L’anno successivo alla sua inaugurazione il canapificio andò incontro a traversie di diversa natura, tra cui un principio di incendio. Ma furono le difficoltà economiche che misero in forse la prosecuzione dell’attività: il fallimento dell’Amministratore Delegato del Credito degli Armatori (la Banca Genovese che avrebbe dovuto scontare le cambiali del canapificio) e le dimissioni rassegnate da Isidoro Hess nell’agosto dello steso anno furono colpi tremendi all’attività. Lo stabilimento fu riaperto nell’estate del 1882 per iniziativa privata del cavalier Francesco Navarra. Lo stretto rapporto commerciale che esisteva tra il ferrarese e l’Inghilterra, portò nel 1900 la costituzione a Londra della Società Anglo Italiana per la Filatura della Canapa che l’anno successivo si registrò a Ferrara e assunse la proprietà del canapificio. Nell’aprile dello steso anno vennero nominati direttori i signori Domenico Caniato e Pietro Sinz e successivamente il canapificio cambio denominazione in “Canapificio Anglo Italiano Sinz” S.A. (Società Anonima), con il trasferimento della sede amministrativa da Londra a Ferrara. Sotto la nuova proprietà furono costruite case, date poi in affitto agli operai. Una grave crisi dovuta a sovrapproduzione nazionale ed un incendio che distrusse il reparto stigliatura provocarono uno stop dell’attività per oltre quattro mesi. L’avvento della Prima Guerra Mondiale causò la chiusura della succursale di Migliarino a causa della chiamata alle armi di numerosi operai, mentre un altro incendio nel 1922 determinò una gravissima situazione economica, costringendo la dirigenza ad una drastica riduzione del personale. Nel 1936 “in omaggio al nuovo indirizzo politico del governo nazionale”, lo stabilimento per se la dicitura “Anglo Italiano” diventando semplicemente “Canapificio Sinz” Società Anonima. I bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale decretarono la fine del grande opificio industriale, che fu raso al suolo, lasciando intatta la ciminiera e la palazzina padronale; quest’ultima, tuttora esistente, conserva ancora uno dei due pilastri che reggevano il grande cancello d’entrata ubicato all’inizio dell’attuale Corso Piave, di fronte allo scalo merci della stazione ferroviaria di Ferrara. L’opificio industriale fu ricostruito a Copparo dove rimase in esercizio attivo fino al 1982; la società “Canapificio Sinz” Società Anonima, divenne S.p.A. e dal 1979 S.r.l., rimanendo oggi una società immobiliare con proroga della propria scadenza sociale all’anno 2020.
Il villino (ex palazzina padronale) all'incrocio fra via S. Giacomo e corso Piave è quanto rimane dello stabilimento distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale
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